Alla Comunità ecclesiale di Gangi

2021-10-13 10:48

Don Giuseppe Amato

Alla Comunità ecclesiale di Gangi

Inizio ministero di Parroco di Don Giuseppe Amato

 

Eccellenza Rev. ma,

mi permetta di esprimerle la mia gratitudine per la sua rinnovata stima nei miei confronti che in tante occasioni ha saputo manifestarmi, non ultima stasera affidandomi la guida di queste Parrocchie e la moderazione dell’Unità di Pastorale Sinodale di Gangi. La ringrazio per quanto sta facendo vivere alla nostra Chiesa con il Sinodo Diocesano giunto alla fase più delicata che si aprirà domenica prossima nella Basilica Cattedrale.

 

Proprio qui a Gangi noi sacerdoti abbiamo voluto dare un segno tangibile di questo nuovo corso della Chiesa, scegliendo di vivere insieme, pregare insieme e progettare insieme e per questo ringrazio il carissimo don Saverio prima e ora don Luigi che da poco abbiamo accolto nella nostra Comunità Ecclesiale.

 

Ringrazio anche i confratelli che con la loro esperienza e la loro disponibilità condividono con noi le fatiche del ministero: P. Domenico Di Gangi, di cui giorno 30 celebreremo i 55 anni di ordinazione, P. Cataldo Manzone, i salesiani Don Lino Ruvituso e don Mauro Mocciaro e tutti coloro che spesso, tornando a casa, non mancano mai di far sentire la loro presenza alla Comunità che li ha generati alla fede e nella quale hanno coltivato i primi germi di vocazione.

 

Ringrazio e saluto le gentili autorità civili e militari presenti, il Sindaco di Gangi e la sua Amministrazione, il Sindaco di Geraci, il Capitano dei Carabinieri del Comando di Petralia Sottana, Il Maresciallo dei Carabinieri, il Comandante del Corpo Forestale e i Vigili Urbani.

 

In quest’anno abbiamo avuto modo di gettare le basi per una proficua collaborazione istituzionale che sono sicuro continuerà nel tempo, nell’interesse della collettività, per la salvaguardia e la valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale, ma soprattutto per l’attenzione alle molteplici problematiche sociali che si sono acuite con la pandemia e che non hanno risparmiato nessuno dagli anziani, alle famiglie, ai giovani, ai bambini.

 

Eccellenza Rev. ma,

stasera mi sento nuovamente come quel tale del Vangelo su cui il Signore posa il suo sguardo, non un semplice sguardo, ma uno sguardo carico di amore, di passione, di tenerezza che tiene conto anche di quelle fragilità che possono distoglierci dalla sequela, ma per le quali il Signore non manca mai di farci sperimentare la sua misericordia.

 

Risuona ancora nella mia vita l’invito: “Seguimi” in obbedienza al Vangelo, alla Chiesa, al Vescovo, nella fedeltà al mio ministero e nel desiderio di servire questi fratelli che mi sono stati affidati e di cui in questi mesi ho fissato i volti nel mio cuore, di cui ho imparato a conoscere le sofferenze e apprezzare la bellezza di vita, di esperienze di diversità di carismi.

 

Stiamo tessendo legami che ci permetteranno, come ci ricordava ieri Papa Francesco aprendo il Sinodo della Chiesa Universale, di dar vita non a una Chiesa nuova, ma una Chiesa diversa, una Chiesa dalla trama variopinta, dove i diversi colori rallegrano il cuore e dove ogni filo seppur unico trova armonia nell’intrecciarsi con gli altri.

 

Il tessitore è lo Spirito Santo che saprà guidarci con Sapienza, Intelligenza, Prudenza, consapevoli che ogni giorno siamo chiamati a fare discernimento sulla qualità della nostra fede e della nostra testimonianza di cristiani.

 

Dobbiamo costruire una Comunità in continuo discernimento, alla luce della Parola di Dio, consapevole che una fede tiepida non potrà mai suscitare scelte coraggiose, audaci e capaci di essere, non alternativa nel mondo, ma segno concreto e visibile di chi ha trovato la verità e la felicità nel seguire il Signore.

 

Dobbiamo costruire una Comunità dove sinodalità non sia la moda del momento, ma uno stile di vita che porti i cuori a battere a all’unisono, che impegni a camminare insieme a ritmo dello Spirito, attendendo chi rimane indietro e frenando la fuga di chi è tentato di correre da solo.

 

Dobbiamo costruire una Comunità aperta, dove gli steccati delle appartenenze a singole realtà, anche le più nobili come le parrocchie, non costituiscano un impedimento alla comunione o inducano alla tentazione di cammini elitari. La Storia ci insegna che gli egoismi ecclesiastici hanno portato alla morte di gruppi, movimenti, associazioni e intere comunità. Sarebbe bello se cominciassimo a pensare che oltre me c’è il NOI e che ci sarà soprattutto dopo di me.

 

Tante volte Papa Francesco ci ha ricordato che è necessario rinunciare alla parte in favore del tutto, ai particolarismi in favore della Comunità. Questo è Sinodo.

 

Dobbiamo costruire una Comunità non di servizi, ma di servizio, che testimoni la prossimità del Signore a ogni membro che soffre, lotta e spera. E lo sappiamo, il servizio non ha bisogno di protagonismi, ma di umiltà e carità, spesso nel silenzio e lontano dai riflettori.

Sempre nel suo intervento di apertura del Sinodo Il Papa, ricordando il brano evangelico in cui Gesù ammonisce chi pensa di mettere una toppa nuova su un vestito vecchio così si esprimeva: “Il rischio è che alla fine si adottino soluzioni vecchie per problemi nuovi: un rattoppo di stoffa grezza, che alla fine crea uno strappo peggiore”.

 

Costruiamo pertanto, una Comunità che comprenda il linguaggio di chi interpella le ragioni profonde lella nostra fede, soprattutto dei nostri giovani con i quali mi piacerebbe entrare in dialogo, in ascolto, senza pretese, ma con la sola speranza di condividere una vita che ci vuole tutti sulla stessa barca senza contrapposizioni ideologiche, ma capaci di accoglierci.

 

Eccellenza Rev.ma,

il Sinodo è un cammino lungo, un cammino di conversione che noi vogliamo compiere per uscirne più uniti di prima e che impegnerà i giorni di questo ministero di parroco che oggi inizia in questa amata Comunità di Gangi.

 

Concludo ringraziando quanti mi hanno accompagnato fino ad oggi, la mia famiglia, i miei amici più cari, tutti quelli che ho imparato ad amare e voler bene in queste parrocchie e che voglio custodire con la cura del padre, tutti siete stati preziosi in questi mesi e lo sarete sempre di più man mano che crescerà la fiducia e la stima reciproca.

 

Grazie a quanti hanno reso questo giorno la festa di tutta la Comunità che accoglie nel nuovo Parroco, Gesù, il Pastore buono che guida il suo gregge, grazie a tutti quelli che sono rimasti alla porta (non fisicamente) che ancora non si sentono di varcare con consapevolezza quella soglia e che mi hanno inviato attestati di stima ed amicizia.

 

A tutti voi dico con il Profeta Osea: “Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora, verrà a noi come la pioggia di autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra”.

 

E per me, come ogni mattina, rivolgo al Signore la mia preghiera con le parole di S. Ignazio:

“Prendi, Signore e ricevi tutta la mia libertà,

la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà,

tutto ciò che ho e possiedo;

tu me lo hai dato,

a te, o Signore, lo ridono, tutto è tuo,

di tutto disponi secondo la tua volontà:

dammi solo il tuo amore e la tua grazia, e questo mi basta”

 
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